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PERCHE’ LA DIFESA DELL’AMAZZONIA

“La planetarizzazione significa ormai comunità di destino per tutta l’umanità”

Edgar Morin, filosofo.

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L’Amazzonia è oggi il più grande ecosistema del pianeta. Rappresenta la più grande riserva di biodiversità genetiche, in gran parte sconosciute. Regola il clima di tutta la Terra, vera emergenza dei prossimi decenni.

Miliardi di tonnellate di CO2, l’anidride carbonica prodotta dall’uomo e responsabile dell’effetto serra, vengono ogni anno catturati dalla Foresta. Ci restituisce ossigeno e un’enorme biomassa che alimenta il ciclo di vita degli Oceani. Quindici milioni di persone vivono in questo santuario naturale, in pace e nel rispetto del loro ambiente.
Per anni sono stati soli a condurre la battaglia contro la deforestazione e gli incendi selvaggi. Per questo hanno pagato un prezzo altissimo.

L’ONU ha riconosciuto l’Agroestrattivismo come l’unica soluzione sostenibile per dare speranze di vita agli abitanti della foresta, l’unica strada possibile per evitare la deforestazione. Ed ha indicato come l’economia basata sulla Noce dell’Amazzonia sia oggi l’unica forma di Agroestrattivismo funzionante (www.unrisd.org).

     


   

 

L'area delle Riserve dove operano le Cooperative Agroestrattiviste arriverà tra poco a coprire 1 milione di ha. di foresta. Sono migliaia le famiglie associate nel progetto, organizzate in tre cooperative.

Praticano un'agricoltura di autoconsumo, evitando di saccheggiare le risorse naturali con la caccia e la pesca incontrollate. Rifiutano di vedere le loro terre trasformate in latifondi: si inaridirebbero ben presto, a causa del clima e della qualità del suolo. Organizzano scuole di base e programmi di salute autogestiti.

La raccolta e la vendita delle Noci è per loro l’unica fonte esterna di reddito. L’unica risorsa che gli permetta di accedere ai beni essenziali: medicine, scuole, formazione di base, contatti con l'esterno, acquisto diretto collettivo dei generi alimentari, libero scambio dei loro prodotti. Cioè accedere ai diritti fondamentali di cittadinanza.

Ogni famiglia agroestrattivista, oltre alla parte comunitaria, ha assegnata una parcella di foresta, in media 500 ettari, della quale deve prendersi cura, ricavandone nel frattempo di che vivere.

Ogni ettaro di foresta riesce a fissare venti tonnellate di anidride carbonica all’anno. Quindi ogni famiglia seringueira, preservando il bosco, contribuisce ad eliminare 10.000 tonnellate di CO2 all’anno dall’atmosfera. Ma non riceve alcun compenso per questo.